giovedì 9 aprile 2009

Vangelo del giorno 9 aprile 2009

Gv 13,1-15

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.

mercoledì 8 aprile 2009

Vangelo del giorno 8 aprile

Mt 26,14-25

Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

martedì 7 aprile 2009

Vangelo del giorno 7 aprile

Gv 13,21-33.36-38

Dette queste cose, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.

Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».

Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.

lunedì 6 aprile 2009

Vangelo del giorno 6 aprile

Gv 12,1-11

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

sabato 4 aprile 2009

1 messaggio ricevuto


Carissimo/a, questo MSG è x te!


Quando ti arriva un sms, guardi con curiosità il display del tuo cellulare, muovi le dita, fai scorrere le parole con grande velocità per capire subito chi ti scrive e cosa vuole. Finora penso di non essere nell’elenco dei tuoi contatti, ma vorrei che mi sentissi come un amico. Sei sorpreso? Ti sembra strano che voglia scriverti? Credimi, non è così! È da tempo che volevo farlo, per dirti che penso spesso ai giovani, ai vostri sogni, alle vostre paure, al vostro desiderio di amicizia e di verità. Non mi sorprendono alcune stranezza giovanili e ammiro il vostro entusiasmo. Nelle visite alle parrocchie mi capita di incontrare quei ragazzi che sono impegnati in qualche attività: è bello poter vedere la loro gioia e la loro ricerca di risposte autentiche ai grandi perché del cuore umano; qualcuno offre la sua vita per gli altri. Forse anche tu conosci qualcuno che regala un po’ del suo tempo gratuitamente. Però vorrei dire anche a quei giovani che non incontro, che la loro vita mi interessa e che davanti a Dio restano unici e speciali: per ognuno c’è una mission. Mi dispiace se qualcuno si è allontanato dalla Chiesa: forse è anche un po’ colpa nostra se non siamo sempre riusciti a mostrare la bellezza e la verità di Gesù.

Io so che certi tuoi comportamenti, certi tuoi discorsi e perfino certe esagerazioni nascono da una domanda: “Cerco un senso per l amia vita! Dove lo trovo, se tanti mi dicono che un senso non c’è? Perché assumere allora la vita?” Tu forse non lo sai, ma è Gesù che stai cercando o meglio è Lui stesso che ti cerca per darti una pienezza di vita. Forse ti sembra il “signor-No”, quello che dice ciò che non devi fare. Ma attento: tu cerchi amici veri, cerchi relazioni belle: Gesù ha creduto nell’amicizia fino alla fine, ha chiamato “Amico” anche Giuda mentre stava per tradirlo. Tu cerchi coerenza, parole vere, senza doppi giochi; ora quello che Gesù diceva lo faceva: il suo amore è stato fedele, fino a dare la vita; “non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i proprio amici”: così è stato Gesù! Tu quando sbagli forse vorresti azzerare tutto e poter ricominciare di nuovo.: Gesù ti dice “alzati” e ti dà fiducia ancora; non è nel mondo per giudicare, ma per salvare. Egli ti dà fiducia anche se avessi sbagliato: vorrei farti provare la gioia di Pietro, quando Gesù, non solo lo perdona dopo essere stato rinnegato, ma gli affida la sua Chiesa. Gesù è uno che ha coraggio, che sa ascoltare, che crede nella bontà del tuo cuore e vuole arricchirla. Per me non sei soltanto il futuro della società e della Chiesa, sei già il presente.

Oggi, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, vorrei far giungere a te come a tutti i giovani trentini il mio messaggio di fraternità e paternità, non per essere padrone della tua vita, ma servitore della tua gioia. Lo so, spesso invece noi adulti nascondiamo la grandezza di cristo con i nostri comportamenti egocentrici. Ricordaci con la tua partecipazione che abbiamo la responsabilità di incoraggiare le tue attese e le tue speranze, la tua ricerca di strade innovative e belle e di mostrarti, con la nostra coerenza di vita, che questo è possibile. Ricordaci anche che la Chiesa non è un gruppo di perfetti, ma di amici che hanno trovato con Gesù un’amicizia speciale e vogliono una vera fraternità per tutti, progredendo nell’altruismo.

Oggi più che mai metto la tua vita nelle mani della persona più importante per me: Gesù di Nazareth. Lui, ti assicuro, non mi ha mai tradito, mi ha sostenuto e accompagnato nei miei sogni, nella mia maturazione e nella mia ricerca della felicità. Sai, Dio non è fuori moda: lo ho visto nel mondo intero. Dio vuol fare di te uno che possa dare un contributo nella storia. Nona vere orizzonti piatti, ma una visione ampia e guarda a coloro che ti dimostrano, con la concretezza della loro vita, la bellezza del nostro Dio.

Con amicizia e stima, Luigi, per te vescovo.



Vangelo del giorno 4 aprile

Gv 11,45-56

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.

Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

venerdì 3 aprile 2009

Da piazza San Pietro ad Harvard Square

“Non abbiamo trovato nessun legame tra l’uso del preservativo e un minore tasso di infezioni da HIV, che dovremmo essere in grado di valutare dopo 25 anni di epidemia diffusa, e dire se questo tipo di intervento funziona”. Questo asserisce Edward C Green, direttore del AIDS Prevention Research Project del Harvard Center for Population and Development Studies, in risposta ai commenti della stampa papale in viaggio in l’Africa questa settimana. Benedetto XVI, in risposta alla domanda di un giornalista francese che gli chiedeva di difendere la posizione della Chiesa nella lotta alla diffusione dell’AIDS, descritta dal giornalista come “spesso considerata irrealistica e inefficace”, ha detto: “Il problema dell’AIDS non può essere vinto da slogan pubblicitari. Se l’anima manca, se gli Africani non si aiutano vicendevolmente, il flagello non può essere risolto distribuendo preservativi; anzi, si rischia di peggiorare il problema. La soluzione può arrivare solamente da un duplice impegno: per prima cosa l’umanizzazione della sessualità, in altre parole il rinnovamento spirituale e umano che porta a un nuovo modo di comportarsi gli uni con gli altri; in secondo luogo, la vera amicizia, soprattutto con chi soffre, cioè una disponibilità (anche attraverso il sacrificio personale) di essere presente con coloro che soffrono. E questi sono fattori che aiutano e portano un progresso tangibile. “Il Papa ha ragione”, dice Edward Green al National Review Online mercoledì, “o messa giù in un altro modo, la miglior prova che abbiamo oggi appoggia i commenti del Papa. Egli ha insistito sul fatto che è stato provato che l’uso del preservativo NON è efficace a ‘livello della popolazione’”. “C’è un forte legame, dimostrato dalle nostre migliori ricerche, incluso l’ U.S.-funded ‘Demographic Health Surveys’”, aggiunge Green, “tra una maggiore disponibilità e l’uso del preservativo e un maggiore (non minore!) tasso di infezione da HIV. Questo potrebbe essere causato, in parte, da un fenomeno noto come “compensazione del rischio”, cioè quando si usa un “metodo” che abbassa il rischio, come i preservativi, spesso si perde il beneficio (cioè si perde la riduzione del rischio), perché si “compensa” o si corrono maggiori rischi di quelli che si correrebbero senza il metodo che riduce il rischio. Green aggiunge: “Ho notato inoltre che il Papa ha detto che la monogamia sarebbe la miglior risposta del singolo contro l’AIDS, invece che l’astinenza. Infatti la migliore e più recente prova empirica dimostra che la diminuzione del numero di partner sessuali multipli e simultanei è il più importante cambiamento nel comportamento del singolo, in relazione alla riduzione del tasso di infezioni da HIV(l’altro fattore importante è la circoncisione maschile)” E intanto, come Travis Kavulla scrive su Kenya Today, i media internazionali ignoreranno tutte le nuove storie sulla chiesa e sulla crescita della civilizzazione in favore di una più sessuale, anche se è una trama fin troppo familiare; Green ha qualche novità incoraggiante: il Papa non è solo. “Sempre più esperti di AIDS sono prossimi ad accettare quanto sopra. Le due nazioni con le peggiori epidemie di HIV, cioè Swaziland e Botswana, hanno entrambe lanciato una campagna per scoraggiare partner sessuali multipli e simultanei e per incoraggiare la fedeltà”. Il Papa ha aggiunto durante lo stesso Q&A : “Direi che il nostro duplice sforzo è innazitutto quello di rinnovare la persona umana internamente, di dare forza spirituale e materiale a un modo di comportarsi che sia giusto nei confronti del proprio corpo e quello degli altri; ed è, in secondo luogo, in questa capacità di soffrire con coloro che soffrono, di rimanere saldi in situazioni difficili. Abbiamo anche bisogno, in altre parole, di trattare le persone come tali. Ragionare con loro e mostrare loro che c’è una via migliore per vivere, rispettosa di loro stessi e degli altri. E’ un messaggio di senso comune che non è follia se si è in Africa o se si ha a che fare con dei lunatici adolescenti americani. E’ un messaggio duro da ascoltare sugli stessi, vecchi e stupidi dibattiti, parodie e congedi. Ma è un messaggio basato sulla vita reale e è riconosciuto non solo in piazza San Pietro ma anche in Harvard Square.

Medjugorie messaggio del 2 aprile (Mirjana)


"Cari figli! L’amore di Dio è nelle mie parole. Figli miei, è l’amore che desidera volgervi alla giustizia e alla verità. E’ l’amore che vi vuole salvare dalle vostre illusioni. E voi, figli miei ? I vostri cuori rimangono chiusi. Sono duri. Non rispondete alle mie chiamate. Non sono sinceri".
Mirjana ha sentito un forte dolore e ha pregato che non ci abbandoni.
La Madonna ha detto: "Con Cuore materno prego perché voglio che voi tutti risuscitiate in mio Figlio. Vi ringrazio".

Vangelo del giorno 3 aprile

Gv 10,31-42

Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? 3ra, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.

Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

giovedì 2 aprile 2009

Vangelo del giorno 2 aprile

Gv 8,51-59

In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

mercoledì 1 aprile 2009

Vangelodel giorno 1 aprile

Gv 8,31-42

Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato.

lunedì 30 marzo 2009

Vangelo del giorno 30 marzo

Gv 8,1-11

Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

venerdì 27 marzo 2009

Da Medjugorie ad Erba 09

Il giorno 8 marzo 2009 si è tenuta la ormai imperdibile giornata di preghiera organizzata dall'associazione "Medjugorie Como" ad Erba presso Lariofiere struttura ampia e accogliente.
Noi militi eravamo presenti con grande gioia!!
I momenti intensi di preghiera si sono armonicamente intervallati a tempi di riflessione e catechesi. La risposta dei molti fedeli che amano la Gospa è stata davvero entusiasmante.


In questa bella giornata si è potuto "staccare la spina", riposando nel cuore di Gesù e della Madre.

La giornata ha visto la molto gradita presenza nell'animazione dei canti, del gruppo dei "Figli del Divino Amore", le loro note, e le loro musiche hanno aiutato a creare una bella e intensa atmosfera di raccoglimento e preghiera.




La celebrazione eucaristica ha preceduto la testimonianza della veggente Marja, e l’apparizione nel raccoglimento devoto della sala ha con viva fede commosso tutti i partecipanti

La milizia di Rovereto era presente con una bancarella, per diffusione e la divulgazione della "buona stampa" con i libri di padre Enzo Redolfi.

Persone in cerca di una buona lettura, di un valido sussidio per la preghiera si sono fermate, hanno chiesto un'informazione, un consiglio o hanno apprezzato quanto in offerta.

E' stata una gran gioia per noi poter partecipare a questa bellissima giornata di preghiera!!!!
La Madonna era presente con una sua speciale benedizione!!
Per noi militi è stato bello poter offrire valido materiale per crescere nella preghiera nell'amore e fiducia in Dio ancor più ricambiati dal sostegno e affetto di molte persone che conoscevano il nostro movimento e la grande santità del nostro fondatore san Massimiliano Kolbe; uniti e fieri di poter aiutare l’Immacolata nel combattimento contro il maligno.

Un saluto a tutti e arrivederci (Dio piacendo) alla prossima giornata che si terrà in ottobre.
Un grazie anche a Sabino e alla sua associazione per quanto si adoperano nell’organizzare queste meravigliose e sante giornate di preghiera.
GiMI

Vangelo del giorno 27 marzo

Gv 7,1-2.10.25-30

Dopo questi fatti, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.

Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Ma quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto».

Intanto alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».

Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

giovedì 26 marzo 2009

Medjugorie messaggio del 25 marzo


Cari figli,
in questo tempo di primavera quando tutto si risveglia dal sonno dell’inverno, svegliate anche voi le vostre anime con la preghiera affinchè siano pronte ad accogliere la luce di Gesù risorto. Sia Lui, figlioli, ad avvicinarvi al suo Cuore affinchè siate aperti alla vita eterna. Prego per voi e intercedo presso l’Altissimo per la vostra sincera conversione.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Vangelo del giorno 26 marzo

Gv 5,31-47

Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.

Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.

Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?

Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

mercoledì 25 marzo 2009

Vangelo del giorno 25 marzo

Lc 1,26-38

Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

martedì 24 marzo 2009

Vangelo del giorno 24 marzo

Gv 5,1-16

Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.

Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

lunedì 23 marzo 2009

Vangelo del giorno 23 marzo

Gv 4, 43-54

Trascorsi due giorni, partì di là per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.

Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

domenica 22 marzo 2009

Vangelo della domenica 22 marzo

IV DOMENICA DI QUARESIMA

Prima lettura: 2 Cr 36,14-16.19-23

Dal secondo libro delle Cronache.
In quei giorni, tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato in Gerusalemme. Il Signore Dio dei loro padri mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché amava il suo popolo e la sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l'ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio.
Quindi incendiarono il tempio, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutte le sue case più eleganti. Il re deportò in Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all'avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore, predetta per bocca di Geremia: «Finché il paese non abbia scontato i suoi sabati, esso riposerà per tutto il tempo nella desolazione fino al compiersi di settanta anni» .
Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, a compimento della parola del Signore predetta per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro re di Persia, che fece proclamare per tutto il regno, a voce e per iscritto: «Dice Ciro re di Persia: Il Signore, Dio dei cieli, mi ha consegnato tutti i regni della terra. Egli mi ha comandato di costruirgli un tempio in Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e parta!» .

Salmo Responsoriale Dal salmo 136

Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.

Sui fiumi di Babilonia,
là sedevamo piangendo al ricordo di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.

Là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
canzoni di gioia, i nostri oppressori:
«Cantateci i canti di Sion!» .

Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra.

Mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.

Seconda lettura: Ef 2,4-10

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.
Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati.
Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.

Vangelo: Gv 3,14-21

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» .
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.